Di recente, ad esempio, sono stata a Londra e mi è subito caduto l'occhio su questo volume:
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| "Strange pictures" in una libreria di Londra |
Si tratta dell'edizione paperback inglese di "Strani disegni" di Uketsu, che il Monogatari Club ha letto l'anno scorso (vi rimando alla discussione che ne è seguita, dove troverete anche l'immagine del volume italiano). Si notano subito i colori fluo, il design astratto che qui richiama la grafica giapponese, il riferimento al genere con la colorazione dei bordi pagina (spray edges), le citazioni delle recensioni. Tutti questi elementi caratterizzano il mercato anglosassone.
Cosa predilige invece il mercato giapponese, uno dei più prolifici al mondo? Estremamente pragmatici, i giapponesi mettono al primo posto ergonomia e standardizzazione: quasi tutti i brossurati economici hanno lo stesso formato compatto (A6), una sovracoperta rimovibile e pagine sottili e leggere che riducono ingombro e peso. Questo perché i libri in Giappone sono pensati per essere letti sui mezzi pubblici, nei lunghi percorsi casa-lavoro.
Il formato standard e compatto aiuta anche le librerie, che in poco spazio possono esporre molti più volumi e non devono continuamente ripensare gli spazi per andare incontro alle dimensioni diverse dei vari editori (cosa che penso faccia impazzire i librai italiani). Ecco come può esistere un quartiere con oltre 100 librerie, l'ormai famoso Jinbōchō, il piccolo mondo libraio di Tokyo.
Anche voi andate a caccia di libri quando viaggiate? Raccontatemi le vostre esperienze, se volete!

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